Il giornalismo, internet e la “fretta”: rinchiusi nell’era della gogna mediatica

Il giornalismo, internet e la “fretta”: rinchiusi nell’era della gogna mediatica

1690 1124 Jacopo Peruzzo

È tutta una gara a chi arriva prima. Il giornalismo d’oggi, intendo.
Internet ha questa caratteristica intrinseca, permette all’utente di avere subito la notizia. Anzi, l’utente pretende subito la notizia, e l’informatore deve concederla immediatamente. È la base dell’industria culturale: ad una domanda deve assolutamente corrispondere un’offerta. Ma quando la domanda è l’informazione tempestiva, capita spesso (troppo spesso) che l’offerta si basi prima sulla tempestività che sulla notizia curata e confezionata come si deve.
Ed è quello che succede praticamente ogni giorno: l’informatore vuole trovare la notizia prima di tutti. Così facendo potrebbe stravolgerla, peccare di attenzione in qualche dettaglio. Oppure, non per colpa sua, la fonte si rimangia quanto detto in precedenza.
Un esempio molto recente: la festa del bambino autistico disertata dai compagni di classe, appunto, perché il festeggiato è autistico. La notizia è uscita grazie ad una delle fonti più utilizzate da chi fa questo mestiere, ossia Facebook. Una mamma di Cavezzo, Maria Giovanna Carlini, ha deciso di pubblicare sulla sua bacheca di Facebook un video dove denunciava pubblicamente l’accaduto: solo uno dei 18 dei compagni di classe di suo figlio si è presentato alla  festa di compleanno, dove il piccolo ha spento 4 candeline. L’aggravante: è autistico. “Hanno dimostrato di essere insensibili a quello che può provare un bambino con delle disabilità” diceva la mamma nel suo video pubblicato online. La notizia, inutile dirlo, è diventata virale.
Come fare a dar torto al giornalista che ha scritto l’articolo una volta visto il video della festa “desolata” con tanto di denuncia della madre? Magari la mamma sarà anche stata contattata per confermare la storia e per rilasciare dichiarazioni. E sembrava proprio che fosse tutto vero. Poi il culmine di questa vicenda: Le Iene hanno dedicato un servizio alla storia del bambino, organizzando per lui quella festa che non aveva avuto, invitando diversi coetanei e dando “una lezione” a quei genitori che non hanno portato i loro figli al compleanno del piccolo.

L’ora della verità arriva con un’intervista, a firma di Selvaggia Lucarelli e pubblicata su Il Fatto Quotidiano. “Non ho mai parlato di discriminazione da parte delle mamme perché mio figlio è autistico, ma solo di maleducazione” ha detto la madre del piccolo. Una dichiarazione che stona molto con quanto riportato precedentemente nel video. Perché, dunque, la donna non ha smentito le notizie comparse per giorni e giorni su quotidiani online e cartacei? Perché sia cambiata la versione non è molto chiaro: la donna ha semplicemente rivendicato il suo diritto di poter dire quello che pensa. Che poi i giornali abbiano “montato” la notizia non è affar suo.

Insomma, che sia colpa dell’autore “frettoloso” o della fonte che si rimangia tutto (come in questo caso), oggi il giornalismo si trova ad affrontare uno dei più grandi dilemmi etici mai esistiti, perché l’informazione online non significa soltanto dare la notizia tempestivamente, magari anche in più puntate: l’informazione online significa anche avere un contatto diretto con gli utenti che possono rispondere e interagire altrettanto tempestivamente. E possono anche attaccare e offendere. Ed è quello che è successo anche in questo caso, dove in tanti si sono scatenati con la cosiddetta “gogna mediatica”, che questa volta è toccata a tutti quei genitori che non hanno portato loro figlio alla festa del piccolo. Loro, infatti, sono state le vittime di attacchi di ogni tipo, dal momento in cui è uscita la notizia fino a quando, pochi giorni dopo, è stata “smontata”. Infatti, stando alle parole della madre, lei stessa non sapeva neanche chi fosse invitato e chi no.
Eppure, in quel lasso di tempo, gli utenti non hanno risparmiato attacchi e offese contro quei genitori. Quello della “gogna mediatica” resta un problema difficile da risolvere, che necessita di due cambiamenti: lettori (nel complesso) più attenti e un giornalismo all’altezza, che sappia guidare gli utenti in questo processo di crescita.