Bus dirottato a San Donato Milanese. Braccio di ferro sulle origini dei piccoli eroi

Bus dirottato a San Donato Milanese. Braccio di ferro sulle origini dei piccoli eroi

638 425 Jacopo Peruzzo

Tragedia sfiorata a San Donato Milanese, grazie ad almeno quattro ragazzini, il cui coraggio ha permesso di mandare in fumo il piano di Ousseynou Sy, l’attentatore che ha sequestrato e incendiato un bus con 51 giovani al suo interno. Basterebbe questo per raccontare la notizia, magari con qualche dettaglio in più, per far contenti i lettori. E invece no, almeno non nell’epoca in cui la guerra sulle origini e sull’etnia fa da padrona. Non c’è stato neanche il tempo di essere contenti e di tirare un sospiro di sollievo nel vedere che nessuno dei ragazzini sequestrati fosse rimasto ferito, tantomeno che l’attentato fosse stato sventato: subito i razzisti e i controrazzisti si sono dichiarati guerra per “aggiudicare” il merito del gesto eroico ad un bambino italiano, biondo e dalla pelle bianca piuttosto che ad uno di origini marocchine che prega in arabo, e viceversa. E l’idea che quei bambini abbiano abbattuto le barriere del razzismo – anzi, forse non le hanno mai conosciute, per fortuna – collaborando per salvare la vita di tutti i 51 sequestrati, non sembra essere passata per la testa di nessuno.

La storia ricostruita tramite le dichiarazioni dei giovani eroi sarebbe la seguente: uno dei quattro – biondo, pelle bianca e italiano – si sarebbe liberato dalle fascette con cui era stato ammanettato. Un altro ragazzo – questa volta figlio di migranti egiziani e senza il diritto di cittadinanza – avrebbe nascosto il cellulare dagli occhi dell’attentatore, facendo le prime chiamate alle forze dell’ordine. Ma ad un certo punto il cellulare sarebbe caduto, ed è qui che è entrato in gioco il primo ragazzino – l’italiano biondo – che senza farsi vedere lo ha raccolto e l’ha passato ad un terzo giovanissimo, di origini marocchine. Insomma, un gioco di squadra perfetto, che ora dopo ora si arricchiva di nuovi risvolti e di nuovi eroi, tra cui un quarto giovane – italiano – che si sarebbe offerto come ostaggio per permettere ai suoi compagni di chiamare polizia e carabinieri senza essere visti.

Insomma, ci sono parecchi elementi per dare libero sfogo ai commenti su una notizia così sconvolgente. Eppure, nell’Italia del 2019, l’unico fattore che ha suscitato interesse è stato quello relativo alla nazionalità dei piccoli eroi. C’è chi subito ha sottolineato (e strumentalizzato) l’eroismo dei ragazzini stranieri e senza cittadinanza – che ora se ne meriterebbero una solo per il gesto compiuto – e c’è chi si è lamentato del fatto che due non italiani abbiano eclissato l’eroismo dei due piccoli italiani. E qui c’è poco da dire: se anche solo uno dei quattro piccoli eroi – ma in realtà di tutti e 51 gli ostaggi – non si fosse comportato come ha fatto, se soltanto uno non avesse giocato di squadra e ignorato completamente quell’inutile barriera del razzismo che sta dividendo l’Italia in un dibattito tanto sterile quanto vergognoso, forse quei 51 ragazzini adesso non sarebbero vivi. Insomma, anche questa volta c’era una lezione da imparare, ma nessuno lo ha fatto. Anzi, la morale della favola è stata ancora una volta distorta a piacimento da chi l’ha solo letta.