Caso Cucchi, la confessione dopo nove anni: datemi un altro motivo se non il cinema

Caso Cucchi, la confessione dopo nove anni: datemi un altro motivo se non il cinema

1000 562 Jacopo Peruzzo

Datemi un motivo valido per cui, dopo nove anni, è uscita la verità, o almeno una confessione fondamentale, sul  brutale pestaggio che ha ucciso Stefano Cucchi. Lo chiedo da giorni, da quando quella mattina dell’11 ottobre scorso il carabiniere Francesco Tedesco ha ammesso che il trentenne è stato picchiato a sangue in caserma chiamando in causa i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, entrambi imputati per omicidio preterintenzionale del giovane portato dentro con l’accusa di spaccio di droga il 15 ottobre 2009, morto in ospedale sette giorni dopo.
Continuo a chiedermelo perché cerco quel nesso, quell’elemento scatenante che abbia fatto accendere la scintilla, che abbia dato la svolta decisiva ad un caso fermo praticamente da nove anni, dove tutti sapevano la verità ma nessuno voleva farla venire a galla.
Ci ho pensato e ripensato, e di risposta ne ho trovata soltanto una: il cinema. Circa un mese prima della confessione di Tedesco, su Netflix usciva un film importante. Si chiama “Sulla mia pelle”, una pellicola che ci ha colpito tutti con una forza inaudita, come un pugno carico di rabbia dritto sullo stomaco.
Un film che ha fatto infuriare chi era già arrabbiato. Un film che ha fatto sgranare gli occhi a chi, da questa storia, ha sempre preferito stare lontano. Un film che non ha avuto bisogno di presentazioni, visto che trattava della storia di Stefano Cucchi, e che è riuscito ad essere altro che una semplice traduzione cinematografica dei faldoni del Tribunale.
“Sulla mia pelle” ha raccontato in tutta la sua violenza quello che ha vissuto Stefano Cucchi negli ultimi giorni della sua vita, attraverso quanto emerso dalle udienze nelle aule della giustizia. E chissà se chi è stato attore della vera storia, e non di quella dello schermo, è riuscito a rivedere da esterno la precisa dinamica dei fatti a cui ha assistito personalmente.
Di tutta questa storia, così come del film, io sono solo uno spettatore. Non sono entrato nelle aule di Tribunale, né in qualsiasi altro luogo in cui negli ultimi nove anni si è discusso giuridicamente del caso Cucchi. So solo che un mese dopo l’uscita di questo film così potente c’è stata la svolta.
E se fosse andata veramente così? E se ancora una volta il cinema fosse riuscito a veicolare un messaggio così importante dimostrando di essere tutt’ora capace di stravolgere gli equilibri della quotidianità? Se fosse così, allora avremmo vinto tutti due volte.