Daniele De Rossi, l’ultimo eroe della Nazionale del 2006

Daniele De Rossi, l’ultimo eroe della Nazionale del 2006

1280 720 Jacopo Peruzzo

“Ne resterà solo uno”, diceva Victor Kruger “Il Kurgan” in Highlander. Ma il campo da calcio non è un film e la celebre frase, purtroppo, qui non ha valore. La verità è che di campioni come quelli della Nazionale italiana del 2006, non ce ne saranno più. Certo, ci saranno nuove stelle del calcio, forse più forti del team convocato da Marcello Lippi, ma non saranno mai come loro, che sono riusciti a far piacere il calcio anche a chi non lo ha mai seguito.

L’ultimo rimasto è Daniele De Rossi. Proprio nei giorni scorsi, quando è stata ufficializzata la sua rottura con la Roma, ho realizzato: dopo di lui, la Nazionale azzurra del 2006 non ci sarà più, o almeno non potremmo più vedere nessuno di loro su un campo da calcio.

Ne parlo da non tifoso, da uno per cui il calcio si è fermato in quella magica notte a Berlino. Certo, il mondo dello sport più seguito al mondo è andato avanti, con logiche tutte sue e che è meglio non approfondire, se non si è appassionati. Però, 13 anni fa, quella formazione è riuscita nell’impresa del secolo, quella di far piacere il calcio anche a chi non lo ha mai seguito. Ma soprattutto, non è mai stata la Nazionale di uno, due o tre giocatori, come potrebbe essere l’Argentina di Messi o il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Era la Nazionale di Buffon quanto di Del Piero, di Nesta e Inzaghi, di Materazzi, Gattuso, Pirlo, Totti e così via.

Tutti hanno lasciato, chi prima del dovuto e chi troppo tardi per la sua età. E ne è rimasto soltanto uno, Daniele De Rossi, che proprio in occasione della rottura con la Roma ha dichiarato di voler giocare almeno un altro anno. Senza entrare nel merito del divorzio tra Capitan Futuro/Passato e la Roma (anche se, forse, la società avrebbe potuto avere maggiore riguardo nei confronti del campione),  finito il prossimo campionato, anche l’ultimo azzurro dei Mondiali Germania 2006 avrà detto addio al campo, una volta per tutte.

E che ne sarà del calcio una volta che anche l’ultimo campione se ne sarà andato? Lo dico da profano – lo ripeto – per un semplice motivo: una volta, il calcio era capace di affascinare anche chi, paradossalmente, non lo seguiva. Dietro ai campioni, infatti, giravano vere e proprie leggende che andavano oltre la componente sportiva. Qualche esempio? Il primo è proprio lui, Daniele De Rossi, il Capitan Futuro che stava seguendo le orme di Totti e che, come “Er Pupone”, avrebbe portato per sempre la maglia della Roma, senza riuscire a prenderne veramente il posto.  Oppure c’era Alessandro Del Piero, quello che non si esponeva mai e non faceva parlare di sé, ma segnava sempre. E se non è leggenda questa, cosa lo può essere? E che dire di Cannavaro e Nesta, che insieme a Buffon erano l’impenetrabile difesa del tanto amato e odiato catenaccio all’italiana. Poi c’è la testata che Materazzi ha ricevuto da Zidane dopo averlo provocato, che ha anche ispirato più di qualche jingle. Ecco, questi campioni son veramente gli ultimi di un’Italia che ha sfornato leggende, come Franco Baresi, Roberto Baggio e così via. Erano gli eroi di un calcio che, anche chi non l’ha mai seguito, non potrà mai dimenticare. E con De Rossi, quell’epoca sarà conclusa per sempre.