Il superpotere di Stan Lee, l’uomo che ha abbattuto i muri delle diversità

Il superpotere di Stan Lee, l’uomo che ha abbattuto i muri delle diversità

800 533 Jacopo Peruzzo

Un supereroe se la cava sempre.  Lo pensiamo tutti, almeno noi che siamo cresciuti immaginando di sparare ragnatele dai polsi, di avere la super-forza, o di poter volare sopra i grattacieli di Manhattan. Insomma, “heroes never die”, per i più nerd, come me. Eppure bisogna fare i conti con la realtà: anche i supereroi ci lasciano. Ieri si è spento Stan Lee, il padre di tutti gli eroi della Marvel, i più umani tra i superumani, quelli che potrebbero distruggere città intere con la sola forza del pensiero ma che, alla fine, tornano a casa proprio come noi: facendo i conti con il proprio io. Stan Lee, al secolo Stanley Martin Lieber, è scomparso a 95 anni. Ha dedicato la sua vita ai fumetti, all’editoria, al cinema e alla televisione. Ha creato un impero da un disegno ma, soprattutto, è riuscito a rendere umano il soprannaturale, a rendere uguali i diversi. Ha speso una vita ad abbattere le barriere delle diversità.

Da Gotham e Metropolis a New York: l’eroe diventa “di casa”
La vera battaglia delle “creature” di Stan Lee è sempre stata una soltanto: quella di restare umani. E così è stato per tutti gli eroi, dai primi comics alle più recenti riproduzioni cinematografiche. La ricetta vincente, infatti, è stata quella di collocare i personaggi in ambienti familiari e conosciuti, come New York, Miami o altre metropoli, piuttosto che città inventate come Gotham City e Metropolis. E non solo: insieme alla familiarizzazione degli spazi, anche i supereroi sono molti più vicini al lettore, visto che la maggior parte dei protagonisti sono tutti prodotti dell’evoluzione umana. E soprattutto anche loro hanno problemi, sogni, punti di forza e debolezze.

L’eroe è un essere umano
Ed ecco l’impresa di Stan Lee: con la Marvel i protagonisti hanno continuato ad incarnare l’eroismo proprio dei personaggi dei fumetti, ma alla sicurezza del proprio ruolo sociale (quello  di Batman o Superman  della DC comics, per intenderci),  è stata sovrapposta l’incertezza dello status eroico. Un esempio pratico: Bruce Wayne non è altri che Batman senza maschera. È un personaggio “minore” rispetto al suo alter ego mascherato, che si presenta al pubblico solo in due occasioni: per giustificare l’inizio di una narrazione o per dare l’idea del supereroe spogliato del suo status in un breve momento di crisi interiore. Ma quando indossa la maschera, Batman è solo e soltanto Batman, l’eroe-antieroe di Gotham City. Al contrario dell’eroe della DC, che si toglie la maschera solo per nascondersi nella folla, nella Marvel l’eroe mascherato e il suo alter ego umano occupano lo stesso identico spazio narrativo e condividono gli stessi sogni, gli stessi problemi e la stessa personalità. E diventa tutt’uno anche con lo spettatore e il lettore, che si riconosce in quell’eroe a volte troppo umano.

Il superpotere di Stan Lee: abbattere i muri delle diversità
Stan Lee è figlio di immigrati ebrei, di origine romena, che dopo aver ottenuto la cittadinanza americana si sono trasferiti a New York. Bastano queste poche informazioni per capire perché, a partire dagli anni ’40, in ogni opera e in ogni personaggio di Stan Lee si nascondano storie di crisi esistenziali e di lotte cruente per l’appianamento delle diversità, soprattutto tra le minoranze etniche e religiose. Messaggi che The Man ha sempre veicolato con una forza inaudita. Lo ha fatto con gli X-Men, per esempio, dove ha voluto raccontare a modo suo la realtà delle minoranze etniche e religiose americane, oltre che del pregiudizio avversivo della società moderna. Negli X-Men, che sono dei mutanti e quindi dei “diversi”, ci sono due fazioni che lottano tra loro. La prima è favorevole alla ricerca di un’integrazione pacifica con gli esseri umani, mentre la seconda è talmente segnata dal trattamento xenofobo ricevuto da volere solo e soltanto la vendetta. E il messaggio che viene veicolato è sempre lo stesso: quando queste due fazioni di supereroi lottano tra loro, l’epilogo è sempre fatto di sangue e dolore. Ma quando uniscono le forze per combattere un male superiore e che minaccia tutti, indipendentemente dalla “mutazione” che li rende unici, ecco che il risultato è il bene di tutti. Questa è stata l’utopia di Stan Lee.

Il mio grazie a Stan Lee: ci rivedremo al cinema
Da qui il mio ringraziamento a Stan Lee: grazie per averci fatto sognare quando eravamo piccoli e grazie per averci fatto riflettere quando siamo cresciuti, continuando comunque a farci sognare. Ma questo non è ancora un vero e proprio addio, perché ci saranno ancora alcune occasioni per vedere Stan Lee in versione inedita, sul grande schermo, in alcuni camei dei prossimi film Marvel. Confermata la presenza di The Man in Avengers 4 e Captain Marvel. Meno probabile la sua presenza nel prossimo Spider Man, “Far From Home”, che potrebbe acquisire il titolo di primo film Marvel senza un cameo di Stan Lee.